I geni (da soli) non fanno il genio

Vi hanno sempre detto che non avete la stoffa del genio oppure che “geni si nasce, non lo si diventa”? Mi auguro non abbiate dato troppo peso a quelle sentenze. Infatti non tutte le speranze di partecipare all’innovazione della nostra società possono dirsi perdute.
Il video che segue spiega alcune questioni al riguardo. A parlare è David Shenk, giornalista e autore di bestseller, di cui tra poco uscirà l’ultimo saggio The Genius in All of Us, dedicato alle potenzialità nascoste in ognuno di noi. Il tema è in parte quello del libro Fuoriclasse di Malcolm Gladwell, ovvero come acquisire nuove capacità, ma con uno sguardo maggiormente rivolto ai fattori biologici in interazione con le circostanze ambientali.

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Vedere oltre lo stato delle cose, immaginare, creare e innovare, non è quindi dovuto solamente a capacità innate, quanto piuttosto ad una particolare interazione delle persone con ciò che le circonda. E in ultima analisi, a pensarci bene, un’invenzione è sempre qualcosa che risponde alle nuove sfide provenienti dal mondo circostante. E’ normale quindi che ci troviamo nelle condizioni di dover mutare, e al limite di diventare “geniali”.

Parlare delle risorse presenti nell’ambiente apre infine interessanti considerazioni. Seguendo questa prospettiva, partendo da aspetti strettamente biologici si arriva a parlare del ruolo della società. In sociologia una relazione classica, possibile fonte di innovazione, è quella tra Mete e Risorse istituzionali (nella teoria di Robert Merton, relativa ai fenomeni di devianza). Accettando gli obiettivi sociali, ma rigettando i mezzi a disposizione si crea qualcosa di nuovo. In pratica si interagisce in forme inedite con le risorse presenti nell’ambiente e si trovano nuove vie per agire o per creare (in quest’accezione però, l’innovazione ha un lato molto vicino all’illegalità). Insomma, nel genio ci sono poche motivazioni mitiche e molta vita quotidiana.

Per quanto riguarda l’innovazione portata dai prodotti, come più volte ripetuto, non basta una genialità più o meno coltivata, ma bisogna fare i conti con l’accettazione da parte del mercato.




Marco Lanza
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Commenti

"Per quanto riguarda l'innovazione portata dai prodotti, come più volte ripetuto, non basta una genialità più o meno coltivata, ma bisogna fare i conti con l'accettazione da parte del mercato." E per fare i conti con l'accettazione da parte del mercato, il genio ha bisogno di un buon team di supporto, da cui si torna al punto d'inizio dei geni che da soli non fanno il genio. my 2 cents
Cerco di essere più chiaro. "Come più volte ripetuto" è riferito a quanto detto in molti post di questo blog, ovvero che l'invenzione di per sè, per quanto geniale, non diventa automaticamente innovazione se non riesce ad entrare in commercio e incontrare il gusto di larghi strati della popolazione. Il mercato in questo senso non è solo inteso come la vendita del prodotto, ma un particolare equilibrio (per dirla genericamente) di economia, bisogni, conoscenza, emulazione e altri fattori che portano all'acquisto. Mica semplice. Se tutti sapessimo scegliere da subito il prodotto che ci serve, saremmo molto più razionali di quanto non dimostriamo di essere. Non basta quindi il team di qualità, ma bisogna saper far leva nel modo giusto negli interessi delle persone. Prendiamo l'iPad, ci sono prodotti più adatti alla lettura di libri digitali, ma la sfida è far nascere un bisogno (e un sistema di fruizione) che spinga le persone ad un acquisto, tra l'altro piuttosto dispendioso. Oppure, ancora, quante persone che possiedono un iPhone avevano esattamente bisogno di quel tipo di telefono, o hanno invece deciso di acquistarlo per un fatto di status o per sentirsi sulla cresta dell'innovazione? Ma il senso del post è un altro. Rimaniamo nell'ambito stra-conosciuto della Apple. Jobs a modo suo è geniale, pur non essendo lui in prima persona un inventore, bisogna ammettere che ha visione, e che soprattutto si è trovato nel momento giusto al fianco delle persone adatte a sviluppare il progetto che sentiva maturo per quel periodo, cioè la nascente "rivoluzione informatica". Interazione con l'ambiente e uso delle risorse in modo nuovo, così la sua attitudine naturale a percorrere strade inedite è riuscita ad esprimersi al meglio. Chapeau!