Le esperienze d’avanguardia di Roger Malina

Venerdì scorso è stata l'occasione per seguire il nuovo appuntamento milanese di Meet the Media Guru. Ospite Roger Malina, astrofisico e direttore della rivista Leonardo che indaga i punti di contatto tra i mondi dell'arte, della scienza e della tecnologia. L'intera serata è visionabile sul sito dell'iniziativa, ma aver partecipato di persona ha avuto sicuramente un impatto emotivo molto forte, anzitutto per la portata dei contenuti.
Il tema portante è stato il ruolo dell'arte nell'offrire possibilità inedite per esperire il mondo circostante, grazie all'apporto delle nuove tecnologie.

Malina premette un passaggio storico importante: gli ultimi sessanta anni sono stati caratterizzati dalle conseguenze di una sorta di contratto sociale tra governi, mondo scientifico e società per andare verso un mondo di pace. L'arte è entrata a far parte di questa "partnership" grazie ai legami che ha instaurato con la scienza e la tecnologia in particolare.

In sintesi. La tecnologia permette di rilevare aspetti della realtà altrimenti non osservabili ad occhio nudo, mentre l'arte diventa un potente veicolo di conoscenza del mondo, proprio in conseguenza di queste rilevazioni. Al centro della questione ci sono le enormi quantità di dati raccolti grazie alla tecnologia, che l'artista può usare per rappresentare la realtà in modo comprensibile alla maggior parte degli individui.

In questo processo diventa di fondamentale importanza l'accesso ai dati, ma questo spesso non è possibile a causa delle politiche di enti e amministrazioni che non li rendono fruibili. Per Malina dovremmo esigere l'accesso a questi dati, per poter capire meglio il mondo circostante e attrezzarci ad affrontare i suoi mutamenti. A questo scopo si avanza la proposta di una nuova entità: gli Osservatori Aperti, dove ognuno può indagare e raccogliere i dati di cui ha bisogno per vivere meglio.

Un punto in particolare nell'esposizione di Malina genera una sensazione quasi di angoscia: l'impossibilità di conoscere intimamente il mondo circostante se non attraverso strumenti appositamente creati, che comunque solo poche persone possono usare. Ci si sente in una sorta di limbo, in cui i cinque sensi a cui siamo abituati fin dalla nascita non sono più sufficienti per orientarci.

Alla fine della serata, nella mia testa, la figura dell'artista non è più quella a cui ho sempre pensato. Ora gli artisti appaiono come una sorta di avanguardia per scoprire intimamente la realtà, dotati di una curiosità tale da spingerli a indagarla nelle sue strutture fisiche, rappresentandola quindi in forma comprensibile. Una visione affascinante a metà strada tra il divulgatore scientifico e l'hacker, che capisce solo se può smontare e ricreare, con in più la capacità evocativa che solo l'arte riesce a trasmettere.


Marco Lanza
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